Laguna di Marano e Grado

SCHEDA AMBITO TERRITORIALE

Il Sito IT3320037 Laguna di Marano e Grado ricade nelle province di Udine e Gorizia e interessa i comuni di Grado (GO), Aquileia, Carlino, Latisana, Lignano Sabbiadoro, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Precenicco, San Giorgio di Nogaro, Terzo d’Aquileia, Torviscosa (UD). Il 94,85% del Sito ricade nei Comuni di Marano Lagunare e Grado, il 3,53% ricade nei restanti 10 Comuni ed infine il 1,62% non ricade in alcun Comune in quanto appartiene al demanio marittimo.

Oltre che della designazione del SIC/ZPS la laguna è oggetto di altre diverse forme di vincolo e tutela legate al delicato equilibrio ambientale del sistema lagunare.

Fin dal 1979, un’area di 1400 ha denominata “Laguna di Marano: Foci dello Stella”, completamente inclusa nel perimetro del Sito, è inserita nella lista della Convenzione di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale per gli uccelli acquatici. Con la LR 42/96 “Norme in materia di Parchi e riserve naturali regionali” sono state istituite le due riserve naturali Valle Canal Novo che ricade per circa il 40% della sua superficie nella ZSC/ZPS e Foci dello Stella la cui superficie è completamente inclusa nel sito.

Il comprensorio lagunare di Marano e Grado si estende tra i delta dei fiumi Isonzo e Tagliamento per una lunghezza di circa 32 km e per una larghezza media di circa 5 km. Verso nord è attualmente delimitato da un argine perilagunare dietro al quale si sviluppa la piana alluvionale della Bassa Pianura Friulana, completamente bonificata. Verso il mare il sistema lagunare è delimitato da una serie di isole sabbiose (cordoni litorali).

Zona umida tra le più rilevanti della nostra penisola ci rimane quale testimonianza relitta dell’antica sequenza di bacini deltizio-lacustri che si estendevano dal Carso a Ravenna prima delle trasformazioni operate dall’uomo.

Ll’origine della laguna si fa risalire a circa 5.000-6.000 anni fa in seguito ai movimenti relativi all’innalzamento del livello del mare e al corrispondente abbassamento delle pianure propri del periodo postglaciale (fenomeni di eustatismo e bradisismo). Successivamente un altro importante processo geologico ha contribuito alla genesi lagunare: il notevole apporto solido dei fiumi alpini Tagliamento ed Isonzo che, modellato dalle correnti marine, ha formato il lido sabbioso tra i due sistemi deltizi. Il cordone litoraneo, che va oggi da Lignano a Grado separando e riparando la laguna dal mare, è una lunga e sottile striscia di terra discontinua, non unita, costituita cioè da una serie di isole. Le bocche di porto, rotte di discontinuità lungo il cordone sabbioso, permettono un ricambio d’acqua tra mare e laguna. Notevole importanza assume il periodico gioco delle maree. Fenomeno prezioso, causato sostanzialmente dall’attrazione di gravità esercitata dalla Luna sulla Terra, quindi dalla fase lunare, attorno cui si muove l’intera vita lagunare. L’oscillazione di marea ed il ciclo della stessa seguono l’andamento marino proprio dell’Alto Adriatico: per sei ore circa la marea sale, l’acqua entra in laguna attraverso le bocche di porto, per altre sei ore la marea cala, l’acqua esce dalla laguna in mare sempre attraverso le bocche di porto. Le escursioni di marea sono piuttosto forti, le più forti del Mediterraneo, con delle oscillazioni comprese fra i valori medi di 70 centimetri e massimi di oltre un metro. Questo continuo e ritmico pulsare dell’acqua tra mare e laguna ha creato un complesso sistema di canali, che partendo dalle bocche di porto verso l’interno della laguna, sempre più si dirada in modo capillare.

Distinguiamo così i canali principali (segnalati da grossi pali infissi nel fondo: le briccole), vie lagunari con una profondità tra i due e i cinque metri dove è possibile la navigazione, dai ghebi e nìi, canali secondari poco profondi di solito non segnalati dove è difficile la navigazione se non con le batele, le tipiche imbarcazioni lagunari a fondo piatto.

In questo secolo, alla notevole quantità di canali naturali l’uomo ha aggiunto delle nuove vie scavate artificialmente, facilitando gli spostamenti in laguna ma alterandone al contempo il delicato equilibrio idrogeologico. Riparata dal lido la laguna si presenta all’osservatore come un esteso specchio acqueo, calmo e poco profondo. Domina un paesaggio basso dove prevalgono velme e barene.
Le barene sono formazioni lagunari, isolotti, quasi sempre emergenti salvo poche volte all’anno in occasione di eccezionali alte maree sopra la norma. Velme o piane di marea si definiscono invece quelle superfici lagunari, con fondali limosi, che periodicamente affiorano con la bassa marea. È straordinario come quest’ambiente nel giro di poche ore si trasformi radicalmente: su vasti settori lagunari comanda l’acqua, in regime d’alta marea, mentre si impone poi la terra emergente con la bassa marea.

All’interno dell’arco lagunare sfociano numerosi fiumi di risorgiva che nel complesso riversano in essa un considerevole volume d’ac- qua dolce, svolgendo un ruolo determinante nel modificare le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua e l’idrologia del bacino. Le relazioni intercorrenti fra le acque dolci di origine fluviale e quelle salate marine sono fluttuanti nel tempo dando luogo ad ampie oscillazioni di temperatura e salinità, all’origine dell’eccezionale produttività di questo ambiente. La salinità media è stimabile su valori attorno al venticinque per mille (molto inferiore a quella marina dell’Adriatico: circa trentacinque per mille).

Cambia comunque considerevolmente a seconda delle zone e si può generalmente individuare un gradiente di salinità in aumento muovendosi dalle foci dei fiumi verso le bocche di porto. Essendo la salinità uno dei fattori determinanti per la vita di qualsiasi organismo acquatico e risultando la stessa differente in laguna da zona a zona, ne consegue che anche le comunità che vi si instaurano sono molto diversificate.

Nella laguna di Marano e Grado la flora alofila e quella psammofila sono molto ben rappresentate. Sono pressochè presenti tutte le specie tipiche di questi sistemi della costa sedimentaria nord-adriatica. Fra le specie succulente sono ben diffuse Salicornia patula e S. veneta, Arthrocnemum fruticosus e A. glaucum. Ben diffuse a caratterizzare numerosi habitat alofili sono pure Aster tripolium, Inula crithmoides, Limonium vulgare/serotinum, L. bellidifolium, Suaeda maritima e Artemisia caerulescens. Sempre sui suoli ricchi di sale si sviluppano alcune graminoidi fra le quali Spartina maritima, Puccinellia palustris, Juncuus maritimus, J. Acutus ed Elytrigia atherica. | sistemi psammofili, anche se meno diffusi, mantengono un corteggio floristico quasi completo: gli aspetti più pionieri presentano spe- cie succulente quali Cakile maritima e Salsola kali, mentre sulle dune embrionali e in quelle bianche dominano le graminacee xerofile quali Elytrigia juncea e Ammophila arenaria, a cui si accompagnano costantemente Echinophora spinosa ed Eryngium maritimum.
Negli ambienti lagunari più interni, dove l’apporto d’acqua dolce è molto significativo, dominano le elofite quali Bo/boschoenus mari- timus, Phragmites australis, Juncus inflexus e nel caso di risorgenza, Cladium mariscus con rare presenze di Senecio paludosus.

La flora nel suo complesso si presenta molto ricca ed in buono stato di conservazione. Molte specie trovano qui il loro limite settentrionale di diffusione e alcune trasformazioni in atto stanno progressivamente modificando alcuni degli habitat che le ospitano.

Anche le fanerogame sono ben rappresentate. Per quanto riguarda la distribuzione delle praterie a fanerogame marine, pure o miste (Cimodocia nodosa, Zostera marina e Zostera noltii) è evidente la netta differenza tra la laguna di Marano e quella di Grado. Le differenti caratteristiche chimico fisiche e sedimentologiche, la maggiore mobilitazione di nutrienti, la differente torbidità, la diversa pressione antropica legata alla mollischicultura, rendono la laguna di Grado un sito idoneo allo sviluppo delle fanerogame marine.

Il periodico ritmico pulsare della marea combinato al singolare incontro dell’acqua salata marina con le acque dolci dei fiumi che vi sfociano sono all’origine di un peculiare mosaico di zone umide salmastre di elevato valore naturale, un vero e proprio unicum nel contesto del Mediterraneo. La laguna di Marano e Grado è un territorio ad elevata varietà biologica, biodiversità, che oggi riveste prioritario interesse nel panorama internazionale dell’impegno per la conservazione ambientale. Un ambiente fondamentale quale “serbatoio” di forme viventi.

Tra i numerosi invertebrati presenti o potenzialmente presenti (mancanza di dati oggettivi per carenza di indagini adeguate) ci sono 4 specie di interesse comunitario incluse nell’allegato Il della Direttiva Habitat (92/43/CEE):, Coenonympha oedippus una farfalla legata alle zone umide e molto rara in tutta Europa, i lepidotteri diurni Euphydryas aurinia e Lycaena dispar, ed il vistoso coleottero Lucanus cervus che popola le foreste a latifoglie mesofile.

Altre specie importanti di interesse conservazionistico Vertigo angustior, una chiocciola dei terreni umidi, il coleottero Carabus ita- licus, entità endemica italiana, Zerynthia polyxena presenta segnalata regolarmente durante gli sfarfallamenti primaverili, il bivalve Pinna nobilis. Recentemente sono state scoperte delle stazioni di Zeuneriana marmorata, rarissimo ortottero confinato in pochi siti dell’alto Adriatico e della piana di Lubiana.

Per quanto concerne l’ittiofauna le informazioni disponibili non consentono di stilare una check-list completa delle specie presenti.
Relativamente ai pesci d’acqua nella zona di foce del fiume Stella dove le acque si mantengono dolci sono presenti le specie tipiche del tratto basso dei fiumi quali A/burnus alborella, Anguilla anguilla, Cobitis taenia, Gambusia holbrooki, Leuciscus cephalus, Scardinius erythrophtalmus, a cui si associano nei tratti maggiormente alini specie di rimonta come Dicentrarchus labrax, Liza sp. Gobius sp. Platichthys flesus. Gli ambiti lagunari di acque poco profonde sono abitate dalle citate specie eurialine ed euriterme, mentre nei canali più profondi compaiono Sparus auratus, Pagellus mormyrus, Bothus maximus, B. rombus, Lichia amia.

Sette sono comunque le specie d’ittiofauna d’interesse comunitario segnalate per il sito: Accipenser naccarii, Allosa fallax, Aphanius fasciatus, Barbus plebejus, Huso huso, Knipowitschia panizzae e Pomatoschistus canestrini.

Per quanto riguarda gli Anfibi nove sono le specie di interesse conservazionistico segnalate nella laguna di Marano e Gradoe fascia perilagunare, tre sono le entità incluse nell’Allegato Il della Direttiva Habitat Triturus carnifex, Bombina variegata e Rana Latastei. Per quanto concerne i Rettili 16 sono le specie segnalate per il sito, due sono quelle incluse nell’Allegato Il della Direttiva Habitat e precisamente Emys orbicularis e Caretta caretta.

Relativamente alla classe dei mammiferi, sono relativamente pochi i dati di presenza riferiti al sito, in particolare per la microterio- fauna. Tra imacromammiferi sono sicuramente presenti Meles meles, Vulpes vulpes, Martes foina, Mustela nivalis, Mustela putorius, Lepus europaeus e Sciurus vulgaris. Inoltre di recente si sono insediati Sus scrofa, Capreolus capreolus. Notevole e problematica è la popolazione della Nutria Myocastor coypus, entità alloctona comparsa negli ultimi vent’anni. Una menzione particolare merita la Lontra Lutra lutra, questa specie, estinta in FVG in tempi recenti anni ‘70, e inclusa nell’All. Il della Direttiva Habitat, è stata negli ultimi anni confermata la presenza a Tarvisio di soggetti provenienti dalla vicina Austria. La specie era in passato molto presente in laguna, nelle aree più dolci, in prossimità delle foci fluviali.

La laguna di Marano e Grado è nel suo complesso la zona umida di maggiore rilevanza a livello regionale anche in rapporto alla grande estensione del territorio e degli habitat in essa rappresentati. Per quanto riguarda la classe degli uccelli è certamente l’area con la più alta consistenza qualiquantitativa di tutto il territorio regionale. Ad oggi risultano presenti 330 specie tra nidificanti, svernanti, migratrici e accidentali, 208 non passeriformi e 122 passeriformi, suddivise in 20 ordini e 59 famiglie; 99 sono le specie inserite nell’allegato | della Direttiva 2009/147/Ce “Uccelli”; 109 sono le specie nidificanti tra certe, probabili e possibili.

Una consistente frazione di specie rilevanti a livello internazionale frequenta l’area lagunare, con consistenze superiori all’1% rispetto
a quelle stimate per la popolazione d’origine, come di seguito evidenziato:

– Svasso piccolo Podiceps nigricollis 1% internazionale = 1000
– Airone bianco maggiore Casmerodius albus 1% internazionale = 120
– Oca grigia o selvatica Anser anser 1% internazionale = 200
– Fischione Anas penelope 1% internazionale = 5600
– Piovanello pancianera Calidris alpina 1% internazionale = 14000
– Gabbiano reale mediterraneo Larus michaellis 1% internazionale = 3500

Non mancano ulteriori elementi che rendono l’area di rilevanza internazionale, come ad esempio il fatto di ospitare mediamente più di 20.000 individui tra anatidi e folaghe censiti a metà inverno, nel corso dell’International Waterbird Count (IWC). Tale consider- azione pone la Laguna di Marano e Grado tra i 13 siti di inetresse internazionale evidenziati per l’Italia da Baccetti et al. (2002) ed è significativo ricordare che il criterio di cui sopra è stato a suo tempo utilizzato per la designazione dell’unica zona Ramsar attualmente riconosciuta nella laguna, intesa in senso stretto,: la Foce del Fiume Stella con inclusa la foce del Cormor.

Infine, sulla base dei criteri utilizzati nella individuazione delle Important Bird Areas, Gustin et al. (2005 ined.) si segnalano le specie elencate nella sottostante tabella come “qualificanti” del territorio lagunare, tutte evidenziate sulla base del criterio C6, in base al quale: “il sito è uno dei 5 più importanti nella sua regione amministrativa per una specie o sottospecie inclusa nell’allegato | della Direttiva “Uccelli”. Questi criterio si applica se il sito contiene più dell’1% della popolazione nazionale. Tale criterio (1%) non si applica convenzionalmente per le specie che hanno meno di 100 coppie nidificanti a livello nazionale.”

L’area considerata, che comprende anche la Valle Cavanata.

– Tarabusino /xobrychus minutus criterio IBA C6
– Airone bianco maggiore Casmerodius albus criterio IBA C6 – svernante
– Garzetta Egretta garzetta criterio IBA C6
– Airone rosso Ardea purpurea criterio IBA C6
– Fischione Anas penelope criterio IBA C6 – svernante
– Falco di palude Circus aeruginosus criterio IBA C6 — nidificante e svernante
– Sterna comune Sterna hirundo criterio IBA C6